LA PICCOLA GALLERIA DI ANGELO

L’ Mugnon

Non più Toscana

Non ancora Emilia

Mai e poi mai Liguria

Sempre e comunque Carrara

Da “I Carraresi”, Beniamino Gemignani

La cava aveva la sua musica.

Un coro di urla ritmate da improperi, secchi ordini (Molla! Tira! Passa! ...), rimproveri e persino bestemmie.

Direttore il capolizza, musicisti la squadra dei lizzatori, sottofondo il gemito dei canapi e lo stridere dei legni sotto i blocchi.

Più monotono era il ritmico martellare del quadratore, per ore quel

Din-Din risuonava nel silenzio del piazzale facendo volare le candide scaglie.

Ma la musica della tragedia aveva come strumento d’overture il Mugnon, come base l’assordante silenzio del ritorno a casa dei cavatori e come coriste le donne piangenti.

Il sasso con il buco

… In quegli occhi spauriti,

in quel silenzio impossibile,

in quelle maniche lunghe

che coprono le mani

e servono a pulire il naso

sempre umido,

vede la sua fanciullezza…

Da “I cavatori delle Alpi Apuane”, Luciano Casella.

Un masso, un grezzo pezzo di marmo con un profondo buco nella parte superiore.

Il vecchio cavatore me lo ha affidato parlandomi, commosso a modo suo, di quando era un bambino di cava, un “Bagash”.

Invece di andare a scuola era già a “faticare” assolvendo le mansioni più umili per aiutare i grandi al lavoro.

Alcune volte veniva dai cavatori allontanato: “Va via! Va’n là! Va a far un buc’!”. Obbediva, si toglieva così “dalle scatole”, prendeva dimestichezza col mazzuolo, la subbia e con la durezza del marmo e della vita.